3. antologia poetica
da ADMETO. Poesie dell’amore perfetto
Ti do in pasto mani, aspre
cosce, un petto che scoppia
di salute.
Notti in spasimo glorioso.
Il mio parto fu facile
e ti diede una progenie eroica,
egemone su territori vasti.
Parlategli piano, adesso,
ch’è in tremendo
furore, parlategli piano
ché dorme.
*
Della tua bocca feci la mia
signoria. Scarna il mio bacio,
sviscera la mia consistenza,
concentrati nella mia sostanza,
mantieniti nel centro
del mio immenso spazio.
Io, che sono poeta di uomini
e d’alberi, sarò solerte,
veloce a tirare i tendaggi
e non tarderò a coprire le mie
carni, di te piene, di luce sature.
*
Ragazzo presuntuoso
Tu dici che mi ami, ragazzo presuntuoso,
allora, dimostralo. Certo, non a me, ma alle creature
tutte che ti circondano, e lascia anche un segno
inequivocabile per quelli che verranno dopo.
Pianta le radici del tuo albero nel mio giardino,
fanne un orto di frutti secondo le stagioni
dell’anno, e che non me ne manchino mai, mi raccomando.
Le tue graziose parole mi lusingano assai,
ma io ho bisogno di atti generosi: nero su bianco.
Per questo, non chiamarmi “Antinoo”,
né devi fondare città moderne; infatti, la nuova
architettura mi lascia indifferente, ma scrivi ai senatori
romani e chiedigli di cambiare il nome della loro
preziosa città con quello che chiami
sempre (e con questo sai bene cosa intendo).
Ti sembra ridicolo, lo so. In fondo, tu
che ne sai del mio amore
perfetto, del corallo e dell’azzurro?
Forse che la mia pazienza non conta, né l’elegante
pudore che ti domostro quando mi mangi a segmenti?
Lasciami, ma non mai per sempre.
Fa’ solo un po’ di silenzio, riduci la guerra
violenta del mio sonno. Attaccati alla mia persona
gentile. E se proprio devi, ferisci pure il mio nemico,
ma lascia che sia io a ucciderlo, anzi a strappargli
la supplica e poi, con giudizio
magnanimo, a donargli il perdono.
Ti amo, ti amo, ti amo! Lo so, anch’io ho solo queste parole
magnifiche. Ma le mie sono degne
d’un monarca e le compro a peso d’oro.
Quest’allegria furiosa si prende gioco di me, e della mia
morale. Un bacio, baciami ancora, figlio mio benedetto.
*
da LA ROSA E IL LIMONE
Soggetti poetici
Burattini, zolfatari e angioletti sono la mia
benedetta compagnia. Che m’importa della superba
metafisica! Io ho l’allegrezza di questi ragazzi.
*
Estate
In una stagione senza difetto
solo un minimo disturbo dallo scirocco
che agita agli angoli delle salviette
del déjeuner il merletto e il fiocco
cangiante. Fanno quattro salti gli insetti
dalle corolle del cardo alle infiorescenze
del basilico, ai resti del companatico.
Sono la tregua a questo protoromantico
dispiacere, il caglio alla chiarìa
della mia maturità. Qui nell’Isola
non troverai altro che la furia
del rosso invincibile del garofalo
sui balconi, l’onda lontana sull’arenaria,
il bacio sulla guancia benevola.
*
L’isola
Non ha ancora senso la tua vita
finché non ti s’aprirà la variante dello spazio
intesa nel demanio della forestale
e il luminoso del seminato che renderà pane,
torte vanigliate e bucatini per la domenica.
È questa la mia baronia
che s’infiora del carciofo violetto,
del più naturale patimento che dalla radice
nascosta s’inceppa nel corpo e nel ramo,
ma che nell’oliva perfetta si libera in liquido
severo e buono. Non toccare la salvia e la citronella,
ma mangiala a morsi: come fa la capra,
come imita il bambino monello.
*
La bellezza sobria
Si rivela tutta nella minuta
forma della terracotta sul balconcino
la bellezza sobria del pianeta.
È la geometria imperfetta del giglio,
del gelsomino e della cannella zuccherosa.
Meglio ancora è l’antologia del petalo
porporino e vermiglio
dardo alla superba ragione.
*
da IL RAGAZZO BELLO
I
Il ragazzo bello ha bella la ciocca
tormentata, bello è il naso perfetto
nella striscia lunare, il dialetto
barbaro e la coppa barocca
delle natiche. Io gli sto accanto
mentre dorme di me dimentico.
Solo io martire del mio vanto.
II
L’amore mio è bello della sua bellezza.
Non ha similitudini nel regno degli animali
terrestri, e nemmeno con le vezzose
colombelle. Ha più allegrezza delle perline
e dell’agave nelle fioriere imperiali.
L’amore mio è tutto bello della sua vaghezza
da ragazzino perbene.
*
da LA COSTRUZIONE DEL BIANCO
Maria corredentrice
La tua adolescenza fissata nell’angelica profferta,
in una camera ordinata, o forse nel giardino
dopo l’equinozio, mentre i giudei indugiano
a cori splendenti e legioni disperse all’aperto.
Sei muta, vuoi che la replica sia ponderata.
Usi un congiuntivo che non ho mai capito,
se ottativo sazio di scienza o comando
innamorato, ché da quel palpito
già sentivi ingrossarti. Tu puerpera
dimenticata ti sei sgravata senza cerusico
pur di rispettare le leggi dell’impero.
La mia eternità viene dal dolore,
chiara perfezione escatologica
che ti assimila a Nostro Signore.
*
INEDITO
Il ragazzo romano più bello
dei gatti, del bocciolo rosa,
della pavonessa nella sua cella.
Vent’anni, e magari di meno.
La corsa, la danza, il vento
riparato dal suo petto giovincello
e spavaldo. Questo è un vero
ragazzo – io pensavo –: che prende
che chiede che esige, ché tutta sua
è la terra. Intera e per sempre.
*
dal QUADERNO DI TRADUZIONI
I ragazzi romani
Allora, a quelli che ormai adolescenti per la prima volta s’insinua
il seme, nel giorno che maturo l’ha prodotto nelle membra,
arrivano da fuori i fantasmi di vari corpi,
i nunzi d’un viso splendido e dal bel colorito,
che stimola ed eccita di molto seme quelle parti dure,
sicché spesso, come se veramente avessero fatto tutto, riversano
larghi fiotti di liquido e ne imbrattano la stoffa.
(Lucrezio, De rerum natura, IV, 1030-1036)
*
«Ah, evita di credere all’amorevole turba dei fanciulli,
che hanno sempre una scusa per farsi amare»
(Tibullo, Elegie, Libro I, IV, 9-10)