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	<title>gandolfo cascio</title>
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	<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 12:55:47 +0000</pubDate>
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		<title>3.   antologia poetica</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 12:12:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gandolfo</dc:creator>
		
	<category>Essays</category>
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		<description><![CDATA[da ADMETO. Poesie dell’amore perfetto
Ti do in pasto mani, aspre
cosce, un petto che scoppia
di salute.
Notti in spasimo glorioso.
Il mio parto fu facile
e ti diede una progenie eroica,
egemone su territori vasti.
Parlategli piano, adesso,
ch’è in tremendo
furore, parlategli piano
ché dorme.
*
Della tua bocca feci la mia
signoria. Scarna il mio bacio,
sviscera la mia consistenza,
concentrati nella mia sostanza,
mantieniti nel centro
del mio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>da ADMETO. Poesie dell’amore perfetto</strong></p>
<p>Ti do in pasto mani, aspre<br />
cosce, un petto che scoppia<br />
di salute.<br />
Notti in spasimo glorioso.<br />
Il mio parto fu facile<br />
e ti diede una progenie eroica,<br />
egemone su territori vasti.<br />
Parlategli piano, adesso,<br />
ch’è in tremendo<br />
furore, parlategli piano<br />
ché dorme.</p>
<p>*</p>
<p>Della tua bocca feci la mia<br />
signoria. Scarna il mio bacio,<br />
sviscera la mia consistenza,<br />
concentrati nella mia sostanza,<br />
mantieniti nel centro<br />
del mio immenso spazio.</p>
<p>Io, che sono poeta di uomini<br />
e d’alberi, sarò solerte,<br />
veloce a tirare i tendaggi<br />
e non tarderò a coprire le mie<br />
carni, di te piene, di luce sature.</p>
<p>*</p>
<p>Ragazzo presuntuoso</p>
<p>Tu dici che mi ami, ragazzo presuntuoso,<br />
allora, dimostralo. Certo, non a me, ma alle creature<br />
tutte che ti circondano, e lascia anche un segno<br />
inequivocabile per quelli che verranno dopo.<br />
Pianta le radici del tuo albero nel mio giardino,<br />
fanne un orto di frutti secondo le stagioni<br />
dell’anno, e che non me ne manchino mai, mi raccomando.<br />
Le tue graziose parole mi lusingano assai,<br />
ma io ho bisogno di atti generosi: nero su bianco.<br />
Per questo, non chiamarmi “Antinoo”,<br />
né devi fondare città moderne; infatti, la nuova<br />
architettura mi lascia indifferente, ma scrivi ai senatori<br />
romani e chiedigli di cambiare il nome della loro<br />
preziosa città con quello che chiami<br />
sempre (e con questo sai bene cosa intendo).<br />
Ti sembra ridicolo, lo so. In fondo, tu<br />
che ne sai del mio amore<br />
perfetto, del corallo e dell’azzurro?<br />
Forse che la mia pazienza non conta, né l’elegante<br />
pudore che ti domostro quando mi mangi a segmenti?<br />
Lasciami, ma non mai per sempre.<br />
Fa’ solo un po’ di silenzio, riduci la guerra<br />
violenta del mio sonno. Attaccati alla mia persona<br />
gentile. E se proprio devi, ferisci pure il mio nemico,<br />
ma lascia che sia io a ucciderlo, anzi a strappargli<br />
la supplica e poi, con giudizio<br />
magnanimo, a donargli il perdono.<br />
Ti amo, ti amo, ti amo! Lo so, anch’io ho solo queste parole<br />
magnifiche. Ma le mie sono degne<br />
d’un monarca e le compro a peso d’oro.<br />
Quest’allegria furiosa si prende gioco di me, e della mia<br />
morale. Un bacio, baciami ancora, figlio mio benedetto.</p>
<p>*</p>
<p><strong>da LA ROSA E IL LIMONE</strong></p>
<p>Soggetti poetici</p>
<p>Burattini, zolfatari e angioletti sono la mia<br />
benedetta compagnia. Che m’importa della superba<br />
metafisica! Io ho l’allegrezza di questi ragazzi.</p>
<p>*</p>
<p>Estate</p>
<p>In una stagione senza difetto<br />
solo un minimo disturbo dallo scirocco<br />
che agita agli angoli delle salviette<br />
del déjeuner il merletto e il fiocco<br />
cangiante. Fanno quattro salti gli insetti<br />
dalle corolle del cardo alle infiorescenze<br />
del basilico, ai resti del companatico.<br />
Sono la tregua a questo protoromantico<br />
dispiacere, il caglio alla chiarìa<br />
della mia maturità. Qui nell’Isola<br />
non troverai altro che la furia<br />
del rosso invincibile del garofalo<br />
sui balconi, l’onda lontana sull’arenaria,<br />
il bacio sulla guancia benevola.</p>
<p>*</p>
<p>L’isola</p>
<p>Non ha ancora senso la tua vita<br />
finché non ti s’aprirà la variante dello spazio<br />
intesa nel demanio della forestale<br />
e il luminoso del seminato che renderà pane,<br />
torte vanigliate e bucatini per la domenica.<br />
È questa la mia baronia<br />
che s’infiora del carciofo violetto,<br />
del più naturale patimento che dalla radice<br />
nascosta s’inceppa nel corpo e nel ramo,<br />
ma che nell’oliva perfetta si libera in liquido<br />
severo e buono. Non toccare la salvia e la citronella,<br />
ma mangiala a morsi: come fa la capra,<br />
come imita il bambino monello.</p>
<p>*</p>
<p>La bellezza sobria</p>
<p>Si rivela tutta nella minuta<br />
forma della terracotta sul balconcino<br />
la bellezza sobria del pianeta.<br />
È la geometria imperfetta del giglio,<br />
del gelsomino e della cannella zuccherosa.<br />
Meglio ancora è l’antologia del petalo<br />
porporino e vermiglio<br />
dardo alla superba ragione.</p>
<p>*</p>
<p><strong>da IL RAGAZZO BELLO</strong></p>
<p>I<br />
Il ragazzo bello ha bella la ciocca<br />
tormentata, bello è il naso perfetto<br />
nella striscia lunare, il dialetto<br />
barbaro e la coppa barocca<br />
delle natiche. Io gli sto accanto<br />
mentre dorme di me dimentico.<br />
Solo io martire del mio vanto.</p>
<p>II<br />
L’amore mio è bello della sua bellezza.<br />
Non ha similitudini nel regno degli animali<br />
terrestri, e nemmeno con le vezzose<br />
colombelle. Ha più allegrezza delle perline<br />
e dell’agave nelle fioriere imperiali.<br />
L’amore mio è tutto bello della sua vaghezza<br />
da ragazzino perbene.</p>
<p>*</p>
<p><strong>da LA COSTRUZIONE DEL BIANCO</strong></p>
<p>Maria corredentrice</p>
<p>La tua adolescenza fissata nell’angelica profferta,<br />
in una camera ordinata, o forse nel giardino<br />
dopo l’equinozio, mentre i giudei indugiano<br />
a cori splendenti e legioni disperse all’aperto.<br />
Sei muta, vuoi che la replica sia ponderata.<br />
Usi un congiuntivo che non ho mai capito,<br />
se ottativo sazio di scienza o comando<br />
innamorato, ché da quel palpito<br />
già sentivi ingrossarti. Tu puerpera<br />
dimenticata ti sei sgravata senza cerusico<br />
pur di rispettare le leggi dell’impero.<br />
La mia eternità viene dal dolore,<br />
chiara perfezione escatologica<br />
che ti assimila a Nostro Signore.</p>
<p>*</p>
<p><strong>INEDITO</strong></p>
<p>Il ragazzo romano più bello<br />
dei gatti, del bocciolo rosa,<br />
della pavonessa nella sua cella.<br />
Vent’anni, e magari di meno.<br />
La corsa, la danza, il vento<br />
riparato dal suo petto giovincello<br />
e spavaldo. Questo è un vero<br />
ragazzo – io pensavo –: che prende<br />
che chiede che esige, ché tutta sua<br />
è la terra. Intera e per sempre.</p>
<p>*</p>
<p><strong>dal QUADERNO DI TRADUZIONI</strong></p>
<p>I ragazzi romani</p>
<p>Allora, a quelli che ormai adolescenti per la prima volta s’insinua<br />
il seme, nel giorno che maturo l’ha prodotto nelle membra,<br />
arrivano da fuori i fantasmi di vari corpi,<br />
i nunzi d’un viso splendido e dal bel colorito,<br />
che stimola ed eccita di molto seme quelle parti dure,<br />
sicché spesso, come se veramente avessero fatto tutto, riversano<br />
larghi fiotti di liquido e ne imbrattano la stoffa.<br />
(Lucrezio, De rerum natura, IV, 1030-1036)</p>
<p>*</p>
<p>«Ah, evita di credere all’amorevole turba dei fanciulli,<br />
che hanno sempre una scusa per farsi amare»<br />
(Tibullo, Elegie, Libro I, IV, 9-10)
</p>
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